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L’esitazione vaccinale è un termine con il quale si fa riferimento al ritardo nell’accettazione o al rifiuto del vaccino nonostante la disponibilità offerta dai diversi centri impegnati nei programmi di campagna vaccinale. Dal punto di vista psicologico è un costrutto complesso perché varia in funzione del luogo, del tempo e del contesto socio-culturale.

Il presente articolo ha quindi l’obiettivo di comprendere quali sono i fattori psicologici correlati all’esitazione vaccinale

Da ieri a oggi: cosa è cambiato

La Sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2, conosciuta anche con la sigla SARS-CoV-2 è comparsa per la prima volta a Wuhan, in Cina, nel dicembre 2019.

La sua diffusione è stata così celere che a distanza di un mese la situazione emergenziale ha coinvolto l’intero globo. Questo ha spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a dichiarare lo stato di Pandemia mondiale l’11 Marzo 2020.

I diversi Stati si sono trovati così a gestire una situazione emergenziale e a introdurre misure restrittive atte a rallentare la diffusione del virus, con l’obiettivo di proteggere la comunità e gestire gli ingressi nell’ambito sanitario, in virtù anche dell’assenza di un trattamento efficace o vaccino contro la malattia. 

Dal punto di vista psicologico, la presenza di un nemico invisibile ha generato nella popolazione l’insorgenza di stress, depressione, sentimenti di solitudine e ansia innescando un’elevata richiesta di servizi psicologici e psicoterapeutici online.

Ad oggi la situazione epidemiologica è cambiata perché sono quattro i vaccini che sono stati approvati – Pfizer, Moderna, Astrazeneca e Johnson & Johnson – come misura atta a prevenire il flusso inarrestabile dei contagi e proteggere la società dal virus, oltre che salvare l’economia dei diversi paesi.

Se fino a poco tempo fa il SARS-CoV-2 rappresentava la sola e unica minaccia alla salute globale, oggi si è iniziato a parlare di esitazione vaccinale, una scelta che l’OMS classifica come “una delle prima dieci minacce per la salute globale”.

La letteratura scientifica si è quindi interrogata rispetto a tale scelta/comportamento per comprendere il motivo per cui alcuni individui sono titubanti all’idea di sottoporsi al vaccino e più in generale ai programmi di vaccinazione.

Per identificare i processi psicologici legati all’esitazione vaccinale sono state effettuate diverse ricerche.

Questo approccio, secondo gli autori del presente articolo (Nazli et al., 2021) può fornire indicazioni utili e fungere da guida nell’adattare i messaggi di salute pubblica coerentemente con le tendenze psicologiche di questi individui.

Comportamenti di esitazione al vaccino: le ipotesi di ricerca

Dalle ricerche condotte in questo campo sono emersi alcuni fattori correlati all’esitazione del vaccino, come ad esempio:

  • credenze altruistiche;
  • tratti di personalità come nevroticismo e coscienziosità;
  • cospirazione, credenze religiose e/o paranoiche;
  • sfiducia nei confronti dei funzionari governativi, scienziati e operatori sanitari.

Il comportamento di esitazione al vaccino tende ad aumentare nel complesso anche se i risultati variano tra i diversi paesi.

Il presente studio, pubblicato sulla rivista “Journal of Medical Science” si è quindi posto l’obiettivo di studiare gli aspetti psicologici correlati all’esitazione vaccinale nel tentativo di rilevare la relazione tra “intolleranza all’incertezza”, “credenze relative alle teorie del complotto” e “fobia da COVID-19”.

Gli autori ipotizzano che gli individui che abbracciano teorie complottiste e presentano una scarsa tolleranza all’incertezza presentano comportamenti che aumentano l’esitazione e il rifiuto del vaccino.

L’identificazione dei fattori psicologici degli individui che si mostrano titubanti e resistenti al vaccino sono di fondamentale importanza non solo per una tutela della salute personale ma anche per il controllo dell’epidemia.

Comprendere questi fattori potrebbe così aiutare a progettare azioni di salute pubblica mirati concentrandosi su obiettivi specifici

Metodologia della ricerca

Il presente studio è uno studio trasversale condotto durante l’epidemia da COVID-19. I partecipanti sono stati reclutati tramite le piattaforme di social media e tramite device di posta elettronica. I sondaggi sono stati somministrati attraverso la piattaforma “SurveyMonkey” che ha consentito di distribuirli e analizzarli sul web.

Attraverso l’utilizzo di strumenti psicometrici i partecipanti hanno primariamente compilato alcuni file in cui veniva richiesto se fossero stati infettati dal virus e quanto si sentissero pronti per la somministrazione del vaccino. Gli strumenti utilizzati nello studio sono:

  • Intolerance of Uncertainty Scale (IUS-12);
  • Conspiracy Mentalicy Scale (CMS);
  • COVID-19 Phobia Scale.

Il campione era composto da 467 persone con età compresa tra i 18 ed i 65 anni e hanno partecipato allo studio tra Marzo e Aprile 2021. I partecipanti hanno ricevuto tutte le informazioni inerenti lo studio e hanno deciso di parteciparvi volontariamente.

Esitazione vaccinale: i risultati dello studio

I risultati del presente studio confermano due delle tre ipotesi iniziali. Primariamente, la relazione tra una scarsa tolleranza all’incertezza ed una maggiore esitazione o rifiuto del vaccino non ha trovato una conferma empirica rilevante.

Tuttavia, i ricercatori hanno trovato una correlazione positiva tra la presenza di credenze complottiste ed una maggiore esitazione al vaccino.

Anche le terza ipotesi è stata confermata: gli individui che non temono il contagio del Virus si mostrano più esitanti sulla vaccinazione.

Da un punto di vista statistico, rispetto al campione in oggetto sono stati osservati i seguenti risultati:

  • il 15% degli intervistati ha un atteggiamento negativo nei confronti dei vaccini;
  • il 44,1% ha dichiarato di fidarsi della scienza e di voler fare il vaccino;
  • il 6% ha affermato che il vaccino produce effetti negativi per la salute e di conseguenza non avrebbe aderito alla campagna vaccinale;
  • il 3% del campione ha rifiutato il vaccino;

A supporto di tali risultati, un altro studio condotto su 5.024 persone provenienti da Turchia e Regno Unito, ha evidenziato che il 31% di soggetti Turchi ed il 14% di soggetti Inglesi hanno dichiarato di essere indecisi sulla vaccinazione.

Le differenze di genere

Secondo i ricercatori questi risultati aprono ad un scenario negativo rispetto alla campagna vaccinale che al momento sembra essere l’unica via d’uscita dalla pandemia. È stato anche scoperto che le donne assumono atteggiamenti più negativi nei confronti del vaccino.

Gli atteggiamenti negativi da parte delle donne sono coerenti con i diversi risultati presentati in letteratura. Sembrerebbe che tali decisioni nel genere femminile siano influenzate anche da altri aspetti che riguardano la salute propria e dei propri figli. In tal senso tendono a cercare online maggiore informazioni e di conseguenza hanno maggiori probabilità di essere esposte a informazioni imprecise.

Il ruolo dei Social Media

La maggiore ricerca di informazione è un fattore importante da considerare in virtù del fatto che sulle piattaforme di social media si diffondono molto spesso messaggi ambigui e contraddittori circa l’effetto dei vaccini ed il virus.

Si è osservato in uno studio che ha analizzato tutti i Tweet relativi al discorso sui vaccini che individui che presentano atteggiamenti negativi nei confronti del vaccino tendono a condividere informazioni fuorvianti. A questo si aggiunge la condivisione di messaggi ispirati a teorie complottiste.

La maggior parte degli utenti dei social media nell’area della Turchia sono giovani e queste informazioni diventano utili per spiegare che l’età del gruppo “anti-vaccino” è significativamente più giovane.

Il ruolo dell'età

Questo risultato è coerente con un altro studio scientifico che ha indagato la relazione tra età e atteggiamento negativo nei confronti del vaccino. Si è osservato in uno studio condotto su 735 studenti universitari che il 13,9% non farebbe il vaccino.

Non è stata riscontrata alcuna differenza tra i partecipanti che frequentano corsi accademici legati al settore sanitario rispetto a quelli che studiano altre discipline.

Da questo punto di vista i ricercatori ritengono che per la comprensione degli atteggiamenti nei confronti del vaccino sarà utile capire se esiste una differenza nell’accesso di queste persone all’informazione o nel distinguere le informazioni accurate da quelle fuorvianti.

Il ruolo delle teorie del complotto

Il rapporto tra persone che manifestano un’esitazione a vaccinarsi e le teorie del complotto può essere utile alla comprensione di tale fenomeno.

Il gruppo denominato “anti-vaccino” ha ricevuto punteggi molto bassi sulla COVID-19 Phobia Scale. In tal senso i ricercatori ipotizzano che queste persone fossero meno preoccupate dal virus rispetto ad altre perché sottovalutano i possibili effetti negativi della malattia.

Diversi partecipanti hanno affermato che i mass media e i politici veicolano “messaggi e scenari esagerati”.

Studi precedenti hanno evidenziato che il credere all’origine naturale del coronavirus è un fattore che aumenta la predisposizione a vaccinarsi.

Al contrario, coloro che ritengono che il virus sia stato creato artificialmente in laboratorio vanno incontro ad una sottovalutazione della situazione pandemica e conseguentemente un atteggiamento negativo nei confronti dei vaccini.

Rispetto alla Consipracy Mentality Scale si è osservata una correlazione tra gli elevati punteggi ottenuti ed i comportamenti di esitazione verso il vaccino. La resistenza al vaccino è stata inoltre riscontrata in un altro studio che ha coinvolto circa 3000 persone del Regno Unito e dell’Irlanda in una percentuale che variava dal 31 al 35%.

I ricercatori del suddetto studio hanno riferito che le persone che manifestano resistenza ai vaccini erano più inclini a consultare fonti di informazioni inerenti le teorie complottiste, piuttosto che quelle rilasciate da scienziati e/o operatori sanitari.

Anche nei confronti dei politici l’atteggiamento anti-vaccino si correla ad una forte diffidenza verso le autorità. Da un analisi di siti web no-vax si è riscontrata la presenza massiva di informazioni che ruotavano intorno a discorsi quali “violazione dei diritti umani” ed “effetti collaterali dei vaccini”.

Le persone che tendono ad accostarsi alle teorie del complotto spesso possono nutrire convinzioni sul fatto che il coronavirus sia stato prodotto in un laboratorio e diffuso in modo pianificato.

Secondo i ricercatori, le credenze generali delle persone rispetto a ipotesi complottiste e cospirative possono riflettersi nelle loro idee sul vaccino.

La prospettiva psicologica sull'esitazione vaccinale

Dal punto di vista psicologico, i processi mentali e la presenza di ansia associati al virus possono influenzare i comportamenti di salute generando due linee di azione: alcuni cercano un trattamento immediato e vedono i vaccini come un qualcosa che può tutelare la loro salute e quella dei propri cari.

In altri soggetti, la presenza di un processo cognitivo ed emotivo abbinato a credenze specifiche può generare maggiore incertezza, confusione e quindi resistenza al vaccino.

Uno studio precedente ha sottolineato come le preoccupazioni circa la sicurezza dei vaccini ed i suoi effetti collaterali possono essere associati ad atteggiamenti negativi verso la campagna vaccinale.

Secondo i ricercatori è quindi importante affrontare e comprendere meglio tali processi emotivi e fornire informazioni adeguate che possano aiutare queste persone a superare la resistenza e l’incertezza correlata al vaccino.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

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